Prima di poterci permettere di pensare, ragionare, apprezzare il bello, rifiutare il brutto, programmare, decidere cosa indossare o dove andare in vacanza, il nostro cervello deve sapere senza incertezza (o senza troppa incertezza) dove siamo posizionati nello spazio. E dove è posizionato il nostro corpo nello spazio.

Vi suggerisco di soffermarvi un attimo su questa affermazione, magari fate ripartire il video e riascoltatela. Questo concetto è fondamentale è la struttura di analisi e l’obiettivo da raggiungere quando si ha di fronte un bambino (o anche un adulto) in difficoltà, in ritardo, autistico.

La percezione dello spazio e la percezione del corpo si modellano in ambiente gravitazionale. Siamo soggetti costantemente alla forza di gravità. Se volete, e ve la consiglio, fare un esperienza definitiva per la comprensione di questo concetto, prendete un buon numero di bottiglie birra o alcool che preferite, sedetevi e cominciate a bere, e fatelo un po’ di più della vostra media, quando vi sentite un poco alticci, un po’ prima di non ricordare i nomi dei vostri familiari, alzatevi provate a fare qualche passo e mentre cercate di evitare i muri e gli spigoli provate ad organizzarvi la giornata di domani.

L’alcool compromette immediatamente la percezione del corpo, e quindi il rapporto con la forza di gravità diventa immediatamente complicato. Finché stavate seduti, ancora ancora si poteva fare, ma appena vi siete alzati, ciò che avete di riserva energetica vi serve tutta per cercare di non cadere.

Ragioniamo su questo: i cuccioli dei quadrupedi pochissimo dopo la nascita camminano. Il puledro cerca subito di mettersi in piedi e dopo pochissimo può farsi una passeggiata. I cuccioli dei bipedi, di uomo, ci mettono più o meno un anno per fare qualche passo su due piedi da soli e direi anche 3 o più anni per poter correre, saltare, arrampicarsi senza cadere in continuazione.

Capite le proporzioni, l’importanza di questo ragionamento sulla crescita e lo sviluppo di un bambino e poi di un adulto è fondamentale.

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