Negli 11 video precedenti di questa serie vi ho raccontato la teoria. La teoria della nostra comprensione delle dinamiche del neurosviluppo. Vi ho raccontato la conoscenza attuale, o forse è più prudente dire quello che io so della conoscenza attuale. Abbiamo descritto, per facilità di ragionamento due aspetti, quello neurologico e quello emotivo-cognitivo.

Io mi occupo specificamente di quello neurologico. Io vado a vedere quali riflessi primitivi ci sono, come è la deambulazione, cosa fanno le braccia mentre cammina, se oscillano, se oscillano in modo alternato alle gambe, se sono ferme, se sono piegate ai gomiti, se la deambulazione è sulle punte, quanta forza c’è nelle spalle, quanto tono hanno nelle spalle, braccia, mani, come si muovono gli occhi, li prendo in braccio gli faccio fare delle acrobazie in aria per vedere che risposte motorie ci all’instabilità, gli parlo, gli do il tempo di rispondere, gli do il tempo di rispondere anche se sono non-verbali osservandoli per carpire i segnali che ti danno, osservo come interagiscono, che espressioni fanno, cosa li attrae e incuriosisce dell’ambiente in cui sono.

Tutto ciò avviene mentre i genitori sono stati istruiti preventivamente a non parlare, a non sostituirsi.

Prima del nostro incontro la famiglia riceve un questionario con un bel numero di domande su numerosi aspetti clinici. Ci sono domande anche sui genitori, sulle loro emozioni, come stanno, come si sentono, cosa si aspettano. Quindi i genitori sono invitati al silenzio, o meglio all’ascolto e all’osservazione. Perché se io posso essere di aiuto, lo posso fare se, e solo se, la partecipazione dei familiari è pieno e tutto parte dalla comprensione e dall’esperienza comune.

Quindi in base all’esame neurologico si vede tutto quello che non funziona, e si comincia a lavorare sugli aspetti “gerarchicamente” più antichi. Quelli che fanno da fondamento agli altri.

La bellezza di tutto ciò è che se riesci a fare una correzione di un meccanismo strategico, allora vedi vedi le cose che cambiano rapidamente. Il cervello è plastico, cambia, se trovi una strategia corretta puoi vedere cambiamenti impensabili.

La famiglia a casa fa un lavoro specifico, preciso prescritto in base alla visita fatta.

Poi facciamo un incontro tra adulti, perché non parlo più dei bambini davanti ai bambini. Me lo ha insegnato tra le altre cose, la dottoressa Federica Realfonzo. Un incontro tra adulti per ragionare in modo molto semplice sulle dinamiche, sulle emozioni, sulle aspettative, sui cambiamenti. In modo molto semplice, perché non è il mio campo e perché spesso, direi sempre, le cose più banali ed elementari sfuggono e allora cerco porre dei punti fissi nei ragionamenti per aiutare un cambiamento.

Dalla mia esperienza ho capito che le famiglie sono lasciate senza strumenti o con indicazioni molto superficiali e quindi inutili. Si crea una routine di gestione che è una trappola. I bambini vengono portati a terapia, si aspetta fuori e lo si riprende in consegna, e lo si porta ad un’altra terapia, poi lo si riprende in consegna sempre senza partecipare, e quindi tornando a casa senza strumenti ragionati per aiutare la crescita quotidiana. Così bambini con difficoltà si ritrovano ad avere un’agenda di impegni che nemmeno un manager mentre il contesto familiare non è ragionato, non è terapeutico.

Dall’altra parte c’è anche uno scenario in cui le famiglie tendono a rifiutare la partecipazione in prima persona, farebbero di tutto, fanno di tutto, viaggiano all’estero per provare terapie e approcci più avanzati. Fanno di tutto tranne quello che posso fare loro.

Fotografo una situazione non esprimo un giudizio, anzi, so molto bene, so molto precisamente quanto queste situazioni siano causate dal contesto e da come il supporto alle famiglie viene negato nei programmi di assistenza. E le famiglie sono spesso disorientate, esauste, scoraggiate.

Mi ritrovo spesso a fare i complimenti ai genitori, dovrei anche ringraziarli perché io ne traggo lezioni di vita e insegnamenti continui.

Poi in genere cerco di suggerire un percorso di aiuto psicologico/pedagogico familiare, un supporto alla genitorialità per affrontare questi aspetti non prettamente neurologici.

Spero che questa serie di video vi sia stata utile.

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