Il Cervelletto

cervelletto

Il cervelletto è chiamato così perché sembra un piccolo cervello. Sta “nascosto” dietro e sotto al cervello ed è attaccato al tronco encefalico. Se volete posizionarlo nella vostra immaginazione è dove sta la nuca. Il suo preciso funzionamento è costantemente sotto indagine, come tutto d’altronde. Pensate che è difficile anche descriverlo anatomicamente. Infatti ci sono decine di nomenclature.

Il cervelletto è “sbocciato” dai nuclei vestibolari. Ripercorrendo le funzioni dei vestiboli e delle sue centraline (nuclei) e possiamo intuire il ruolo del cervelletto nelle sue funzioni basilari. Il cervelletto inoltre ha un ruolo importante nella cognizione e nelle funzioni cerebrali superiori (la parola, le emozioni, il pensiero astratto ecc).

Abbiamo già detto che i vestiboli registrano i movimenti del capo e sono connessi direttamente agli occhi, per cui se muoviamo la testa in una direzione gli occhi si muovono alla stessa velocità e in senso opposto per permetterci di mantenere lo sguardo su un oggetto di interesse. Allo stesso tempo i vestiboli sono collegati ai muscoli della colonna vertebrale (muscoli paravertebrali) per permetterci ci avere un controllo della posizione del corpo (postura – funzione antigravitaria) durante i movimenti del capo/corpo. Riuscite a vedere tutto insieme in modo armonico? Queste connessioni sono molto attive, ad esempio, quando si corre verso un pallone con l’intenzione di calciarlo, lo si fissa con lo sguardo (movimenti del capo e del corpo con lo sguardo fisso su di un obiettivo). Quando si liscia il calcio vuol dire che in quel momento la coordinazione di tutto il sistema non è stata efficiente.

Se noi fossimo serpenti, non avremmo bisogno del cervelletto, ci basterebbe avere i nuclei vestibolari collegati agli occhi e al corpo per andare in giro in compagnia della forza di gravità.

Con l’evoluzione che ci ha portato appendici sotto forma di arti, questo sistema vestibolo-oculo-spinale, ha avuto bisogno di maggiori strutture per gestire gli arti, la prensilità delle mani e la deambulazione bipodalica. Quindi, piano piano nell’evoluzione della complessità delle forme di vita è sbocciato il cervelletto. Sembra che sia stata la crescita del cervelletto a guidare la formazione del cervello. Anche se poi noi lo abbiamo chiamato il piccolo cervello! Da questo modello, possiamo intuire il ruolo del cervelletto anche per gli aspetti cognitivi superiori che normalmente ascriviamo agli emisferi cerebrali.

Il cervelletto si integra con tutte le funzioni vestibolari e riceve le informazioni da tutte le articolazioni del corpo e da tutti i muscoli e tendini.

Che informazioni gli mandano? Tutte quelle legate alla posizione e al movimentano del capo. Tutte quelle legate alla posizione e ai movimenti degli occhi. Tutte quelle legate alla pressione sulle articolazioni, alla tensione, alla posizione, oppure per usare un’unica parola diciamo la Propriocezione. La percezione del proprio corpo in ambiente gravitazionale.*

Il cervelletto a sua volta restituisce il favore e dice ai vestiboli che ha registrato perfettamente i movimenti del capo, restituisce il favore agli occhi e gli dice che ha registrato il loro comportamento e che ha capito la posizione del corpo nello spazio. L’ultimo favore lo restituisce però comunicando con il cervello, attraverso il Mesencefalo (il cervello antico)e  attraverso il Talamo. Se il cervello vuole muovere un braccio per prendere una tazzina di caffè napoletano il cervelletto controlla che è esattamente quello che sta succedendo, se la mano si dirige in modo non preciso verso la tazzina il cervelletto lo registra lo dice al cervello e questo corregge il programma di movimento (motorio) iniziale.

Tuttavia, il cervelletto non è in grado di dire se il caffè sia veramente napoletano.

É un continuo lavorio di controllo e correzione di programmi motori e di risposte emotive.

Siete mai stati a vedere uno spettacolo teatrale di un vostro amico e poi trascorso la serata a cena con tutta la compagnia? Se sì, avrete passato la serata ad ascoltare il lungo elenco di errori (ridendoci sopra) che hanno commesso e di cui voi non vi siete nemmeno accorti. Nella stessa maniera, il cervelletto fa in modo di correggere all’istante ogni movimento senza darlo a vedere.

Questo controllo ha conseguenze davvero interessanti e stupende. Quando noi ci muoviamo per andare in un posto o selezionare un oggetto usiamo molte delle aree (se non tutte) del nostro cervello. Se prendiamo una maglia rossa e non una nera scegliamo in base al nostro umore, in base a quale pantalone la vogliamo abbinare, al significato simbolico del colore rosso, magari legati anche allo specifico evento in cui l’indosseremo.

Perché è stupendo? Perché il nostro cervelletto per verificare se l’esecuzione del movimento è corretta parla con tutte le aree del cervello che hanno deciso, come, perché e quando eseguire quel movimento.

Quindi non solo il cervelletto aiuta la gestione più complessa degli spostamenti del nostro corpo in ambiente gravitazionale, ma aiuta nell’integrare gli aspetti emotivi, cognitivi, che sottendono al movimento.

Avendo idea di quali sono i compiti di un organo possiamo pensare a cosa succede quando questo organo non funziona. Ricordiamo che può essere non funzionante perché rotto irrimediabilmente o perché poco/troppo attivo. Se non funziona perché troppo o poco attivo, sintomi cerebellari possono sommarsi a sintomi che sono originati altrove, da una distorsione articolare, da una vertigine, o da un decadimento delle funzioni corticali cognitive. E viceversa, sintomi cerebellari possono essere causati da una distorsione, da una vertigine, ecc.

Se volete avere una chiara idea di una Sindrome Cerebellare basta ricordarvi una delle ultime sbronze, vostre o di un vostro amico. L’alcool ha una certa preferenza per il cervelletto e lo manda particolarmente in tilt. Nel pieno della sbronza la deambulazione è barcollante con i piedi larghi, la parola è sbiascicata, l’equilibrio è instabile, lo sguardo non è particolarmente vispo, la memoria inciampa, la logica dei pensieri è confusa, i freni sociali legati al contesto sono allentati, magari è l’unico momento nel quale si è in grado di dire esattamente quello che si pensa senza inibizioni  e le emozioni possono essere fuori controllo. Se facessimo un’esame neurologico ad un soggetto ubriaco troveremmo che nessun sistema è intatto. Se non ci fosse l’alito o i compagni di sbronza a suggerire la diagnosi, potremmo fare diagnosi di una qualche sindrome neurodegenerativa multisistemica. E se lo chiedi allo sbronzo: hai bevuto? Potrebbe risponderti anche: no!

Il cervelletto mantiene l’ordine. Ci fa muove con ordine. Infatti i disturbi cerebellari hanno un nome che significa “mancanza di ordine”: Atassia.

Quando si è nel bel mezzo di una sbronza si è temporaneamente atassici. Il movimento è “decomposto”, tremante quando cerchiamo di eseguire un movimento. La deambulazione se possibile è a basa allargata, la coordinazione motoria della lingua per parlare è scomposta. Si può essere molesti, telefonare nel mezzo della notte persone che non telefonereste mai da sobrie; ci si può commuovere per una pacca sulla spalla, o piangere disperati per un dispiacere di 15 anni prima.

Il cervelletto viene stimolato dai movimenti articolari e del corpo. Più sono complessi gli schemi motori tanto più il cervelletto è contento. Per cui se io mantengo il braccio fermo riduco l’attivazione cerebellare, se invece disegno un “8” nello spazio allora lo “illumino”, lo “accendo” perché riceve news da ogni istantaneo angolo articolare e istantanea lunghezza muscolare.

Potete provare tutti, se siete stanchi di una giornata seduti e non riuscite a leggere un altro rigo di un documento e vi si chiudono gli occhi, alzatevi, muovete le braccia come un direttore d’orchestra esagitato per 15 secondi. Poi rimettetevi a sedere continuate a leggere dovreste sentirvi immediatamente più svegli. (se siete stanchissimi non durerà a lungo, dovete risposare, ma il meccanismo è quello e per il nostro scopo ci basta il concetto).

Riuscite a vedere l’insieme? Potete ora provare a immaginare aspetti parziali e non così estremamente compromessi. C’è sempre una componente cerebellare in qualsiasi scenario neurologico vogliamo affrontare. C’è sempre da chiedersi: che cosa fa il cervelletto in un individuo con il Parkinson? Che cosa fa quando siamo in presenza di un trauma cranico? Che cosa fa in una distonia, ad esempio un torcicollo? Che cosa fa in presenza di tic? Di un tremore? Che fa quando una vertebra è sublussata? Che cosa fa quando gli occhi si muovono senza controllo? Quando un individuo è sempre inopportuno socialmente? Nell’autismo? Nella depressione?

Cosa si può fare per stimolare il cervelletto o inibirlo? Semplicemente si interviene sulla propriocezione. La si aumenta se si vuole che il cervelletto “scarichi” di più, se si vuole che sia attivato, o la si riduce se si vuole che sia un po’ a riposo. Stratificando la progressione di stimolazione in base alle condizioni del paziente, in generale si possono fare movimenti con gli arti con traiettorie multiplanari. Al contrario per ridurne l’attivazione si usano traiettorie uniplanari o riduzione del movimento.

È molto comune, quindi, prescrivere di disegnare nello spazio figure di 8, o del simbolo matematico di infinito, magari mentre si muovono gli occhi in una specifica direzione. Oppure al contrario stringere forte i pugni e contrarre i muscoli delle braccia senza generare nessun movimento, magari mentre si stimola la visione con una luce colorata che ha una frequenza bassa.

Questo è solo un esempio per provare a dare un’idea del modo di ragionare in termini di neurologia funzionale.

Sperando che sia stato utile.

* il concetto di ambiente gravitazionale è importantissimo ed è sempre da tenere a mente. Gli astronauti che passano molto/troppo tempo in assenza di gravità sviluppano tutto il ventaglio di sintomi cerebellari, non hanno equilibrio, parlano male, sono rallentati nelle funzioni mentali.

4 thoughts on “Il Cervelletto

  1. Pingback: La Malattia di Parkinson. | Neurologia Funzionale, Chiropratica

  2. gentile dott sono una donna di 41 anni che soffre di vertigini da circa un mese ho fatto risonanza magnetica all orecchio .rocche mastoidi piu tc cranio senza m d c con esito negativo poi ho fatto rm cervicale etronco encefalico con esito negativo esame audiometrico piu esame vestibolare e in piu rmn encefaloe massiccio facciale senza m d c con sequenze angiografiche con esito negativo poi mi hanno consigliato una visita pschiatra dove attualmente sto iu cura con gapapentin da 300mg laroxiyi da 40mg in piu en1mgsono 20 giorni che seguo scrupolosamente questa cura ma senza nessun risultato …….credo che anche questa via sia errata non so piu cosa fare ho parlato con un amica e mi ha consigliato di chiedere a lei visti che lei gia ha avuto modo di conoscerla per un altro problema …aspetto una sua risposta perche non so piu a chi rivolgermi ..e da premettere cge e un mese che non guido perche le mie vertigini non me lo permettono. cordiali saluti

    • Buonasera signora,
      Capisco quanto siano invalidanti le vertigini, per poterla aiutare ha bisogno di prendere un appuntamento.
      Lo può fare chiamando allo studio o mandando una mail.

      Spero e sono fiducioso di poterle essere di aiuto.

      Luca

  3. Pingback: Caso Clinico: Tremore Intenzionale Da Circa 30 Anni. | Neurologia Funzionale, Chiropratica

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