Di Ritorno da Palermo 2012

Andare a Via D’Amelio il 19 luglio è per me un pellegrinaggio laico, come ho detto più volte (ogni anno, da qualche anno a questa parte). Ci vado per essere lì. Le cose che si dicono dal microfono e le testimonianze che si ascoltano potrebbero essere guardate su youtube comodamente a casa propria. E di anno in anno le cose che vengono detto sono sostanzialmente le stesse, con gli aggiornamenti del caso, ultimo in ordine di tempo il comportamento imperdonabile del presidente della repubblica giorgio napolitano. Ma ho capito da tempo (grazie per primo a Noam Chomsky) che il potere si percepisce nel come può rendere inesistente un’istanza semplicemente perché può controllare che non venga comunicata. Quindi quest’anno con la presenza di qualche migliaio di persone, la copertura de “il fatto quotidiano” la presenza di Marco Travaglio, Daniele Silvestri e il discorso dal palco fatto dai magistrati (Di Matteo, Ingroia, Scarpinato e altri) e da parenti degli agenti della scorta ha reso il 19 luglio un evento che è stato comunicato in modo migliore, direi in modo efficace.

Ma essere presente è per me diventata una necessità, sicuramente legata anche agli amici con cui passo il tempo nei giorni che mi trattengo a Palermo. (credo che sia necessario l’aspetto di vita di relazione e sociale in queste azioni, perché protegge il seme della resistenza e crescita di una mentalità non mafiosa).

Dal palco gli interventi sono stati per me un po’ troppo lunghi, con molta retorica, molte ripetizioni: sull’agenda rossa, via D’Amelio non sgombrata dalle auto, i depistaggi, le bugie di mancino, Borsellino sapeva che sarebbe stato ucciso perché lo Stato lo avrebbe lasciato solo. Borsellino sapeva della trattativa e si era messo di traverso ecc.

Si sta lì non tanto per ascoltarle per l’ennesima volta, ma perché si spera che che le ripetizioni superino il muro e arrivino a questa stramaledetta maggioranza di persone che non sanno che cosa è successo 20 anni fa e non sanno perché il saperlo è necessario per il proprio presente.

La presenza di Marco Travaglio che ha fatto una ricostruzione comprensibile degli eventi dal 1992 alle settimane scorse ha fornito un ottimo servizio.

Ad ogni modo, lo Stato dovrebbe processare lo Stato e far sparire per sempre, tranne che dalla storia, questa classe dirigente. Lo Stato non lo farà. Anzi in questi venti anni si è be adoperato per rispettare il patto con la mafia. Questo nostro stato non è autorevole, non è credibile e perciò è autoritario.

Da quando frequento via D’Amelio, sento di non avere dubbi, conosco la mafia (la camorra ecc) e so dove guardarla. E se il paese onesto non resta a guardare la mafia di stato diventerà argomento di storia passata.

 Qui le riflessioni dello scorso anno.

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