Riflessioni sulla Solidarietà

La solidarietà è diventata un’attività delle persone che si fa  in un momento dedicato. Gli uomini e le donne  moderne hanno il tempo per lavorare, per svagarsi, e ogni tanto per fare un po’ di solidarietà. Le attività sono separate. Come se uno potesse compartimentalizzare le attività. Lo so che non è vero, che non accade. Lo so che una mamma che adotta a distanza un bambino del terzo mondo non si sognerebbe mai di comprare l’acqua VERA, della nestle che nel terzo mondo fa campagne pubblicitarie per indurre le mamme a non allattare al seno i neonati, ma a comprare il latte in polvere che produce. Questa pratica è causa di un olocausto di bambini morti. Non accadrebbe mai, perché la solidarietà è presente in modo capillare in ogni azione che facciamo.

Oppure che la stessa persona che ha dei figli e spende il suo volontariato per i bambini, poi per  lavoro, si ingegna per trovare le forme più accattivanti che possano attirare altri bambini, lontani dagli occhi e dalle orecchie, per la produzione di mine antiuomo.

Sarebbe impensabile, orrendo, schizofrenico, sicuramente malato.
Questo non avviene perché la solidarietà, la giustizia sociale, il rispetto degli altri sono tipici della nostra cultura, del nostro progresso, della nostra religiosità, della nostra carità cristiana sono in ogni azione che facciamo. Oppure no?

I mostri della storia, i più cattivi, quelli che hanno fatto le cose più orrende… erano persone normali. Erano persone normali. Persone che in momenti storici non hanno avuto riferimenti né confronti con altre persone normali che gli dicessero: no, così non si fa.

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