Cambio di Paradigma. Parte 2

La moneta è di proprietà della banca centrale e la sua natura è quella di ritornare alla banca centrale più gli interessi. Il sistema delle banche private e forse gruppi di potere elitario hanno con successo convinto popolazioni in tutto il mondo che la moneta è la vera ricchezza. Sono stati così bravi che il mondo moderno ruota intorno alla carta, (oppure bit in un computer) che rappresentano numeri su un conto bancario. Ezra Pound fece una perfetta metafora di questa situazione dichiarando che non c’è nulla che non possa essere realizzato per mancanza di denaro, sarebbe come dire che non si può collegare una strada due posti lontani per la mancanza di chilometri.

Ed è qui che risiede il cambio di paradigma da una società basata sul denaro ad una società basata sul rispetto di ogni individuo e dell’ambiente dove la dignità non è un bene su una targhetta del prezzo, dove l’acqua non è un bene di profitto, dove i paesi del terzo mondo sono liberi dal debito estorsivo e finalmente liberi di svilupparsi invece di essere sfruttati dai grandi compratori in giro per il globo che hanno bisogno di risorse naturali.

Il cambio di paradigma è culturale ed è la risposta ad una nuova Era dove la possibilità di accedere alla tecnologia e comunicare in modo rapido ed economico permetterà alle persone di autodeterminarsi e di partecipare con un approccio che non ha precedenti nella storia del mondo

La rivoluzione di internet ha permesso alle persone di associarsi in modo orizzontale in opposizione agli schemi verticali di ogni passato.

La globalizzazione è considerata essere l’evoluzione del libero mercato e di un mondo senza confini dove gli affari possono essere fatti in qualunque angolo del pianeta. Nel paradigma attuale ciò si traduce nell’opportunità per i prossimi gruppi industriali di andare ovunque nel mondo e poi scaricare ogni costo ambientale ed umano da qualche altra parte, sulle popolazioni locali, in genere localizzando la produzione in paesi che sono indietro sugli aspetti dei diritti umani, delle organizzazioni sindacali e dove i lavoratori e gli ambienti sono indifesi.

In un nuovo paradigma la globalizzazione viene tradotta in modo diverso, sarebbe cioè, l’applicazione estrema negli affari nel rispetto globale, nel rispetto per l’ambiente, per i diritti umani e per le risorse naturali e per le popolazioni indigene. In altre parole i prezzi devono includere i costi ambientali ed umani.

L’abitudine ad esternalizzare questi costi deve terminare.

Questo è il messaggio del movimento “No Global”; forse avrebbe dovuto chiamarsi “Sì Global”, sì diritti globali diritti dei lavoratori, sì globale proprietà pubblica dell’acqua, sì al globale divieto di bambini soldato e così via recuperando la circolarità negli affari che è così necessari nei giorni nostri. È come prendere la videocamera e girarla nella direzione opposta e cominciando sia a vedere che a immaginare un possibile modo non violento di risolvere i problemi globali mantenendo la circolarità rispetto alla linearità.

Continua…

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