Armi Di Distruzione Di Massa. Parte 1

Nel 1963 qualche migliaio di persone vivevano nella loro valle. Il progresso travestito da SPA di Stato costruì una bella diga per produrre tanta energia delle meraviglie. L’intero progetto aveva dato segni di cedimento che furono sistematicamente ignorate e tenuti nascosti. Per anni incidenti, piccole frane e le proteste delle persone della valle non ebbero peso. La verità non ebbe peso; l’informazione non ebbe peso.

La popolazione nazionale fu tenuta all’oscuro, ignorava i rischi di quello che stava per succedere.
Così il progresso delle meraviglie non lasciò loro nemmeno il tempo dello stupore…

La montagna venne giù! 260 milioni di metri cubi di montagna. La diga fece sì che l’acqua imbibisse la montagna ( come accadde a Sarno qualche anno fa, perchè i regi lagni erano occupati da detriti e palazzi) ci fu  uno spostamento d’aria milioni di volte più forte di quello che annuncia l’arrivo del treno in metropolitana.

1917 Persone non ebbero forse nemmeno il tempo di affogare…

Nascondere la verità, manipolare le informazioni, non ascoltare le proteste della popolazione fu un’efficace arma di distruzione di massa nel Vajont!

Che c’entra questo con la chiropratica? Sembra 1/3 delle vittime aveva mal di schiena, o stava per per averlo…

Continua…

Questo articolo è stato corretto il 24 dic 2008 su segnalazione

4 thoughts on “Armi Di Distruzione Di Massa. Parte 1

  1. Purtroppo i tecnici dell’epoca non avevano consapevolezza di un problema mai presentatosi prima, nè seppero prevederlo. E’ stata solo ignoranza, pura e semplice, ed al tempo stesso un monito a non realizzare opere di dimensioni molto più grandi di quelle esistenti.
    La cosa dovrebbe far riflettere soprattutto per il ponte sullo stretto di Messina, che nel delirio dei progettisti avrà una lunghezza tripla di quella del ponte più lungo mai realizzato dall’uomo. Che problemi potrebbero nascere? Speriamo solo che i nostri nipoti non dovranno pagare qualche altra tassa sulla benzina.
    E a proposito di mal di schiena: quanti motociclisti napoletani non ne soffrono? Con le strade che ci ritroviamo, l’ernia del disco te la possono certificare direttamente all’ACi quando vai a pagare la tassa di circolazione per i motocicli.

  2. La diga non venne giù, come invece tutti credono! I tecnici della SADE, la società progettista e proprietaria della diga, sapevano benissimo che la montagna sul versante sinistro del lago, il Monte Toc, stava per cadere da un momento all’altro! Ma fino all’ultimo minuto vollero nascondere questa scomoda verità.
    Ma la diga non venne giù! La diga, che si può vedere ancora oggi, è un gioiello d’architettura; resistette all’onda d’urto della frana e alla pressione dell’acqua, e resiste ancora oggi alla pressione esercitata dalla frana… A cadere fu la montagna, 260 milioni di metri cubi di terra e roccia, che precipitarono nel lago artificiale innalzando delle spaventose ondate d’acqua entro e fuori la valle.
    Lo si può vedere benissimo dalla fotografia che hai messo su questo post (a destra la montagna da dove si è staccata la frana, in basso a sinistra la diga… e dietro al diga la frana caduta nel lago)…
    Quando scrivete qualcosa, informatevi bene!
    E poi.. cosa c’entra tutto ciò con la chiropratica???!!! Non ho mai sentito che 1/3 delle vittime soffrisse di mal di schiena…

  3. Riccardo,
    chiedo scusa per l’inesattezza e può vedere che l’articolo è stato corretto. La ringrazio per aver commentato.

    Tuttavia, lo scopo dell’articolo è invitare alla riflessione sulle armi di distruzione di massa, che a mio avviso sono l’informazione e il controllo dell’informazione.

    Riguardo alla chiropratica… non c’entra nulla. era solo una battuta. Mi dispiace che non le sia piaciuta, e spero soprattutto di non averla offesa, perché è sì cinica, ma non perché io sia insensibile al dramma del Vajont

  4. Buongiorno,
    abbiamo ripreso a ricordare e diffondere i fatti del Vajont e le incredibili peripezie dei sopravissuti, con lo scandalo dei soldi pubblici stanziati per la ricostruzione, finiti in mani diverse a finanziare “il miracolo del Nord-est”. Invitiamo tutti coloro che sono sensibili a questa tragedia nazionale a voler partecipare ad una mobilitazione per tornare a informare attraverso la rete sui motivi di quella tragedia del 1963, su cui lo Stato italiano ancora non ha pronunciato ufficialmente una parola di scusa per il trattamento riservato alle popolazioni colpite.
    Invitiamo quindi tutti quelli che ne hanno già parlato a voler riprendere a parlarne in rete, collegandosi a quanto sta succedendo ancora oggi in quella regione.

    Grazie!
    Bruno Strozzi
    per http://www.ponterossonews.wordpress.com

    ponterosso@ponterosso.ch

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