Guarire il Quore. Parte 3tris

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Nell’ottobre del 1996, un chirurgo di quarantaquattro anni, dopo aver avvertito dolori al petto, fece un controllo cardiologico. Tutto era ok: colesterolo 156 mg/dl, non fumatore, non iperteso, non diabetico, magro, omocisteina (quando è troppo alta rappresenta un fattore di rischio di infarto) nella norma… e alimentazione tipica americana a base di hamburger e salsine. Il 18 novembre del 1996, dopo il turno di sala operatoria, ebbe, tuttavia, un infarto. La coronarografia dimostrò che la coronaria¹ discendente sinistra aveva l’ultimo terzo ammalato. Fig. 1A.

Conoscendo il lavoro di Esselstyn, il chirurgo, curioso e interessato ad avere più informazioni, gli fece visita:

Divenne la personificazione dell’impegno e seguì un’alimentazione a base vegetale. Dopo trentadue mesi senza farmaci anticolesterolo mantenne un livello di colesterolo di 89 mg/dl, LDL di 38 mg/dl.      L’angiografia ripetuta dimostrò che era completamente guarito dalla malattia. Fig. 1B.

Commento tecnico: certo, uno studio con diciotto pazienti è limitativo. Non stiamo parlando di grossi numeri. “E poi, senza il gruppo di controllo…”, direbbe lo scienziato scrupoloso. Il gruppo di controllo è un numero di pazienti con caratteristiche simili al gruppo che viene trattato con l’intervento che si vuole studiare. Solo che riceve un terapia standard o nessuna terapia. In pratica si progetta lo studio con due gruppi che possibilmente si differenzino solo per la terapia che viene testata. Ma poiché quei diciotto pazienti, negli otto anni precedenti allo studio, avevano avuto ben quarantanove eventi coronarici (più di due ciascuno), possiamo affermare che in passato erano stati essi stessi il loro gruppo di controllo.

Le Figg. 2 e 3 mostrano chiaramente altri due casi. Guardate le frecce, e come il restringimento delle arterie si riduce, nella figura 3 quasi scompare.

Commento matematico-fisico: il flusso di un liquido in un tubo (il sangue in un’arteria) è funzione del raggio, con un fattore di 4. Cioè, una riduzione del restringimento del 7% significa un aumento di flusso (sanguigno) del 28%. Un bel po’ di sangue in più al cuore ischemico³. Un 1% può fare la differenza tra avere un infarto o meno.

Dal momento che le raccomandazioni governative non garantiscono alcunché, Esselstyn sulla base di queste informazioni suggerisce le sue:

Nuove raccomandazioni per una dieta salutare:

•1) Le attuali linee guida governative non danno la massima opportunità né di fermare né di prevenire la CAD.

•2) La migliore dieta consiste in grano integrale, legumi, vegetali e frutta con meno del 10-15% delle calorie che derivano dal grasso. Non sono conosciuti effetti collaterali dannosi con una tale dieta quando il supporto vitaminico e minerale è adeguato.

•3) I bambini e gli adolescenti richiedono maggiore attenzione […] le scuole dovrebbero assumere un ruolo significativo nel raggiungere questo obiettivo [abitudine ad una alimentazione sana ndr].

•4) Le speculazioni sulle capacità del pubblico di aderire ad una dieta di questo tipo non devono alterare l’accuratezza delle raccomandazioni.

Come abbiamo visto dall’abstract, Esselstyn non ha mezze misure quando parla di conflitti di interessi ed entra nel merito:

Nell’ottobre 2000, la Commissione Medica per una Medicina Responsabile ha vinto una causa     contro il Dipartimento Dell’Agricoltura Americano (USDA) per poter verificare le fonti dei  finanziamenti della commissione per le linee guida alimentari americane. Sei degli undici membri,  incluso il presidente, avevano relazioni con l’industria della carne, delle uova e del latte.

Sommario

Siamo fortunati perché abbiamo molte informazioni su come prevenire, arrestare e guarire la CAD [coronaropatia² ndr]. Tuttavia, siamo sfortunati in quanto a capacità delle nostre istituzioni di     condividere queste informazioni con il pubblico. La coscienza collettiva e gli scopi della nostra  professione sono messi in discussione come mai in passato. I rapporti tra industria e politica sono in  conflitto con le istituzioni sanitarie private e governative. Questo viola completamente l’imperativo  morale della nostra professione. È giunto il momento di avere il coraggio di fare un lavoro  leggendario. Le scienze devono dettare le raccomandazioni alimentari, non chi divulga i messaggi.

Continua…

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