Via D’Amelio, Palermo 19 Luglio 2010.

L’indomani del 19 luglio 2010, anniversario della strage di via D’Amelio ho scritto queste riflessioni:

Sono appena tornato da Palermo e ho il bisogno di scrivere le mie impressioni sui due eventi che si sono verificati: la visita di Pisanu e sopratutto di Fini (quest’ultimo, poiché ho dovuto correre al porto non l’ho visto arrivare, ma ne ho seguito le fasi precedenti l’arrivo, le polemiche, la deposizione della corona, e poi ho visto il video sul Fatto Quotidiano).

Premetto che il mio bisogno di verità nasce dall’esigenza di avere la forza e la determinazione poi di sottrarmi al ricatto costante e capillare (che è mafioso e camorristico perché è culturale) nella mia vita quotidiana e nel mio contesto sociale e lavorativo e di trovare la forza di generare condivisione per creare un modello di relazioni e di vita che non preveda il compromesso né la contiguità per andare avanti, per affermarsi nel lavoro, socialmente, ecc.

Voglio ugualmente premettere che non mi sento nella posizione di giudicare le scelte di Salvatore e della famiglia Borsellino su chi (delle istituzioni) emendare e ritenere degno di essere presente il 19 luglio a via D’Amelio.

Io non solo voglio la verità, ma voglio anche, e possibilmente sopratutto, che si proceda con un modello in cui le istituzioni si pieghino al codice morale delle persone civili che chiedono verità.

Mi spiego meglio:

Fini sarebbe arrivato a via D’Amelio con la piazza completamente vuota dopo che il corteo era partito. Ci si è accorti di qualcosa perché c’erano militari in alta uniforme e un sacco di agenti. Non era annunciato, ed è stata (forse solo per me) “un’imboscata”. (il presidio di via D’Amelio è dichiaratamente per impedire agli “uomini indegni” delle istituzioni di strumentalizzare il 19 luglio). (forse se non ci fosse stato nessuno sarebbe stato da solo come un ladro scortato)


Per il modello di cui sopra e di cui io ho bisogno, avrebbe dovuto:

annunciare il suo arrivo (così che si poteva decifrare la sua presenza e accoglierlo o rifiutarlo motivando)
dichiarare più o meno quanto segue:

1. chiedo scusa per essere stato contiguo con un partito nato, come è accertato, dalle ceneri di Falcone e Borsellino e dalla trattativa di natura mafiosa e ricattatoria tra lo Stato e la Mafia. E per questo me ne dissocio e anche se con un ritardo che mi imbarazza ne esco con effetto immediato.

2. Per non aver preso le distanze da Dell’Utri, Cosentino, Cuffaro ecc. e per non aver chiesto insistentemente che venissero allontanati dal parlamento finché la loro posizione giudiziaria non li avessi restituiti immacolati dalle accuse mafiose.

3. Do il mio pieno sostegno ai magistrati di Palermo.

4. Faccio mio l’appello di Agnese Borsellino. (a tutti i collaboratori e politici di dire tutta la verità su via D’Amelio).

5. Fornirò il mio impegno per contribuire alla verità sui mandanti istituzionali della strage di via D’Amelio e lo farò in questo modo (spiegandolo).


6. Condanno l’esistenza del segreto di stato, perché si è dimostrato di essere applicato solo per proteggere lo Stato dalle sue colpe contro il suo popolo.

7. Chiedo scusa per l’esistenza di Gasparri, e per le sue parole diffamanti sul rapporto tra Paolo e Salvatore Borsellino.

Avrebbe dovuto sapersi confondere con quelli che erano a via D’Amelio ed essere credibile, invece:
1. ha precisato che ha la coscienza pulita,

2.è partito dalla cittadinanza italiana di Mangano per dire che non è un eroe, e per non dire che era un mafioso ha detto che è stato accusato e condannato in via definitiva per mafia.

La politica attuale sta franando, e adesso c’è il “si salvi chi può”.

Berlusconi, Dell’Utri e Co. sono prossimi ad essere scaricati dagli alleati e speriamo anche travolti dalla verità. Fini ora si sta smarcando e vuole tornare vergine.

Ora, a me non interessa che sia vergine e che dica che Mangano non è un eroe, mi interessa che sia una strumento di verità, in un modo che sia di chiaro esempio per le indagini delle stragi future, sia mafiose che sociali, invece è stato una bugia.

Inoltre credo che ci sia stata una, forse fisiologica, ingenuità da parte di chi ha applaudito Fini quando ha detto che Mangano non era un eroe, perché lo ha legittimato a favore di telecamera mentre si smarcava dalla sua contiguità con il partito che ha la mafia nel suo concepimento. A me non interessa che Fini reputi Mangano “un cittadino italiano che è stato accusato …” ma che Fini chieda scusa per essere stato contiguo e aver tratto carriera politica e di governo nell’alleanza con Forza Italia.

Per quanto riguarda Pisanu, (che da un punto di vista di storia politica conosco poco) il discorso nella sostanza è lo stesso. C’era l’intera commissione antimafia dietro l’angolo che ha chiesto di venire a via D’Amelio con un brevissimo preavviso (se quello che ho raccolto dai ragazzi delle agende rosse è vero). Salvatore Borsellino ha permesso di essere presente solo al presidente che non ha, “almeno fino a prova contraria”, percorsi che lo rendano indegno di rappresentare le istituzioni.

Ma siamo lì, Pisanu ha sì preso una posizione sull’ultima sentenza a Dell’Utri, ma non ha preso posizione sulla sua appartenenza a Forza Italia. E poi forse ancor più fondamentale dalla mia prospettiva, la commissione parlamentare antimafia è un organo che risponde al popolo italiano e quindi avrebbe dovuto promettere e poi applicare la piena trasparenza dell’operato della commissione, dichiarare il suo supporto e la sua fiducia ai magistrati ecc.

Perché dovrà esserci un filo diretto e inesauribile con la popolazione su queste cose, altrimenti sarà impossibile il cambiamento culturale.

Loro, Pisanu e Fini sono uomini che possono fare dichiarazioni che sicuro vanno sui giornali, e poiché la mafia è una questione culturale e sociale, comunicare la mafia e la condanna dello Stato mafioso, prendere posizioni chiare e inequivocabili è il minimo che possano fare, direi almeno settimanalmente.

E poi una nota sulla forma, che credo diventi una variabile molto pesante di distinguo nel caso specifico:
ieri erano presenti i magistrati dott. Ingroia e dott. Di Natale, Luigi De Magistris, Sonia Alfano, e chissà chi altro che non ho notato perché semplicemente erano discreti tra la gente, venuti, loro come me, per vegliare, ricordare e chiedere la verità.

Il procuratore Grasso, Pisanu, e Fini erano ingombranti con le scorte a fare quadrato intorno a loro. Chi doveva essere protetto erano i magistrati antimafia non certo Pisanu né Fini e io direi nemmeno Grasso. Segno chiaro di distanza anni luce dalla mia immagine di Stato.

Inoltre l’ingenuità di chi ha applaudito sta anche nel fatto che mentre la stampa e la TV sminuisce il numero di pellegrini al castello Utveggio, ignora le persone accalcate al cinema e quelle rimaste fuori, si guarda bene da dare il messaggio esatto della manifestazione, poi dà splendore al presidente della camera che sta prendendo le distanze da Berlusconi per non finire nel cesso con lui, che viene applaudito mentre specifica che Mangano è un cittadino italiano condannato per mafia e che non è un eroe. Sono persuaso che tutti noi abbiamo bisogno di altro.

Io ho ascoltato Ingroia, Di Matteo e Scarpinato con molta attenzione e anche ammirazione.
Il loro messaggio era chiaro:

1. la verità giuridica non servirà a vincere la mafia se non c’è un’acquisizione culturale,

2. le posizioni dei politici a 18 anni dalle stragi scaturiscono dalla pressione dal basso, non dal loro integerrimo servizio allo Stato, quindi continuate a spingere, senza tregua.

3. c’è un esercito di persone che sa la verità su via D’Amelio e che per tenere la bocca cucita a tutti c’è una mano istituzionale che mette paura, perché la storia della mafia ha sistematicamente eliminato fisicamente chiunque fosse lontanamente sospettato di poter parlare.

4. Sentono il calore delle persone che stanno acquisendo coscienza civile, e sentono il tifo per loro. Mentre sono isolati e ostacolati dalle istituzioni e dalle leggi del governo.

5. Siamo molto vicini alla verità, e non dobbiamo permettere come è successo in passato che la porta sia chiusa a più mandate. (e questo è un compito sociale prima ancora che istituzionale).

6. Negare la protezione a Spatuzza è un messaggio che scoraggia chiunque voglia parlare. (e per me è un tentativo di intimidazione, tipicamente mafioso )

7. applaudire come eroe un mafioso che tace omertoso, è un altro messaggio di tipo intimidatorio mafioso.

Concludo: Massimo Ciancimino ha chiesto scusa alle famiglie Borsellino, Falcone e degli agenti della scorta. Non si ritiene un’eroe come Impastato, perché non ha trovato il coraggio di combattere suo padre da vivo. Io non lo ritengo responsabile di quelle morti, ed è comunque per me l’esempio di quel modello di ricerca della verità di cui ho bisogno, per nulla rappresentato da Fini e Co. Perché la verità serve a lui come a me per essere un uomo libero.

Gaspare Spatuzza ha confermato che continuerà la sua collaborazione (forse ha recepito l’appello della signora Agnese) e lo sta facendo (almeno questa è la mia percezione) perché la verità sarà di redenzione anche per lui.

Ho scritto questo testo perché nel mio istinto mi fido più delle dichiarazioni e delle parole di Spatuzza e di Massimo Ciancimino che di Fini, Pisanu e Grasso, perché stanno parlando secondo un modello per me rivoluzionario e disarmante di ricerca di verità.

Forse ora esagero, ma spero di non essere frainteso ma il mio bisogno di verità mi ha spinto a pensare che avrrei visto senza problemi Spatuzza in via D’Amelio, chiedere perdono, confermare che continuerà a dire la verità ai giudici augurandosi che tutte le sue confessioni trovino inconfutabili riscontri e che portino alla verità. Sono persuaso che se annunciato in modo adeguato ci sarebbe stata la scorta civica a proteggerlo, e che via D’Amelio sarebbe stato un momento di redenzione.

Spero che in futuro i miei percorsi di vita non impediscano di essere a via D’Amelio, il 19 luglio di ogni anno, fino alla verità, qualunque essa sia.

Questo è l’articolo che ho scritto lo scorso anno.

Una risposta a "Via D’Amelio, Palermo 19 Luglio 2010."

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