Medicina della Decrescita & Slow Medicine

      

Ho aderito al gruppo di confronto dei Medici per la Decrescita. Oggi ospito le riflessioni di due colleghi diquesto gruppo, Jean Luis Ailon e rossella Maranò.

La medicina analizza sé stessa.

Oggi il discorso delle cure appare sempre più vincolato alla logica della quantificazione: grafici, scale, dati statistici occupano la scena. Questo linguaggio non esime però il medico dal fronteggiare la dimensione più specifica e scottante della sua pratica, ovvero l’incontro con la domanda d’aiuto della persona che ha di fronte. Questa domanda implica una singolarità spigolosa che non può essere aggirata attivando delle procedure standardizzate, uguali per tutti, omogenee.

Le pratiche della cura che non danno il giusto valore a ciò che unisce la sofferenza sintomatica a una domanda singolare, tendono a produrre modalità totalitarie e protocollari per il trattamento della sofferenza.

La dimensione umana è proprio quello scarto, quell’elemento irregolare, che sfugge alle procedure standardizzate e protocollari. Essa implica, al contrario, una pluralizzazione delle domande di sofferenza, di modalità di esprimere i sintomi e quindi uno sfaldamento del concetto normativo ed omogeneo di salute.

Lo scorso 18 novembre Torino ha ospitato due eventi che potremmo definire fratelli, seppur con le dovute differenze, a causa delle comuni riflessioni riguardo ai temi sulla salute e degli obiettivi futuri che si sono prefissati: il convegno di Slow Medicine e l’incontro del gruppo ‘Decrescita e salute’, sottogruppo tematico della Decrescita Felice.

Slow Medicine, costola di Slow Food, è nata da un incontro di medici attorno ai valori di una medicina sobria, rispettosa e giusta. Il suo manifesto segue proprio questi tre principi e li snocciola uno per uno.

Sobria perché fare di più non vuol dire fare meglio; la diffusione e l’uso di trattamenti sanitari non sempre si accompagnano a maggiori benefici per i pazienti. Interessi economici e ragioni di carattere culturale e sociale spingono all’eccessivo consumo di prestazioni sanitarie, dilatando le aspettative delle persone, più di quanto il sistema sanitario sia poi in grado di soddisfarle. Inoltre una medicina sobria rispetta l’ambiente e salvaguarda l’ecosistema.

Rispettosa perché la medicina riconosce che i valori, le aspettative e i desideri delle persone sono diversi e inviolabili.

Giusta perché è una medicina che promuove cure appropriate, cioè adeguate alla persona e alle circostanze, e di buona qualità per tutti.

I tre aggettivi, scelti come rappresentanza del modus operandi dei medici ‘slow’, sono nati dallo scarto tra modelli slow, appunto, e modelli fast, veloci, quantitativi e protocollari.

Il convegno è stato un primo incontro, in cui si è cercato di definirsi e riconoscersi. Molti medici e operatori nel settore sanitario in generale operano secondo metodi ‘slow’, seguendo semplicemente il proprio codice deontologico e la propria coscienza. Lavorano nel silenzio prendendo in carico il lato umano, unico e irripetibile, che il lavoro sanitario comporta. Slow medicine ha voluto radunarli, definirli, quasi in questo periodo storico ci sia il bisogno di definire ciò che sembra scontato, quasi la medicina voglia ritrovare la bussola della sua missione. L’ago non può cadere lontano dall’essere umano e dalla sua domanda d’aiuto.

C’è di più. In questo periodo storico e politico l’umanità, la correttezza deontologica e la propria coscienza personale non bastano. C’è bisogno di una riflessione più ampia, come un volo d’uccello su tutto l’establishment sanitario.

Questo è l’obiettivo del gruppo di ‘Decrescita e salute’, presente al convegno e che negli stessi giorni si è radunato a Torino. Il gruppo ha alle spalle il grande riferimento culturale della Decrescita felice e quindi di Maurizio Pallante e di Serge Latouche. Per sua stessa costituzione il movimento è poliedrico, poiché ha nel suo interno economisti medici e ambientalisti, e si interroga sulle contraddizioni della crescita economica, degli effetti paradossali dello sviluppo abnorme della tecnologia e dei servizi. Secondo il movimento della Decrescita, l’eccessiva medicalizzazione della società, il “consumismo farmaceutico”, la riduzione del medico a mero tecnico dispensatore di procedure sanitarie rivolte a pazienti ormai diventati “utenti” (oggetti da aggiustare), la gestione professionale del dolore e della morte, etc. sono conseguenza di una società fondata sulla crescita infinita e fine a se stessa del prodotto interno lordo. Questo meccanismo, e il paradigma culturale ad esso sotteso, si ripercuote poi sul sistema sanitario da una parte aumentando i consumi inutili e squalificando la figura del medico, dall’altra riducendo gradualmente i servizi e la loro funzionalità. La scienza medica, assorbita dai problemi della sua produttività, dalla necessità sociale della sua organizzazione pubblica e dal controllo politico della salute, esclude dalla propria pratica l’uomo e l’ambiente che lo ospita.

Una parte del mondo si è dunque fermata a riflettere.

Il valore aggiunto potrebbe essere la capacità di lasciarsi contaminare da chi parla una lingua diversa, da chi ha cose diverse da dire, da chi guarda con occhi diversi.

 Per maggiori informazioni:

http://decrescitafelice.it/content/la-decrescita-medicina)

www.decrescitafelice.it

www.slowmedicine.it

 Massimo Recalcati , L’uomo senza inconscio. (Raffaello Cortina Editore, 2010).

Ivan Illich, Nemesi medica. (Mondadori, 1977).

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