Quando noi cresciamo, sviluppiamo, formiamo, forse conformiamo le nostre emozioni, le nostre conoscenze e la nostra volontà, in un processo, in una sequenza che possiamo definire gerarchica.
Questa gerarchia prevede la sequenza: Emozioni – conoscenza (cognizione) – volontà.

Occorre ribadirlo che queste sequenze di sviluppo non sono come una staffetta, cioè si conclude una parte e comincia la successiva. Sono completamente sovrapposte ma l’idea di gerarchia ci deve servire a capire che se ad esempio la maturità emotiva di un individuo è carente, non puoi fargli conoscere e comprendere le cose, e la sua volontà, iniziativa, le sue aspirazioni, o in altre parole, la sua crescita sarà complicata, compromessa.

Alla nascita un bambino non sa niente, e non vuole niente. Passa il tempo a gestire gli stimoli in entrata, mangiare e dormire. Tutti gli stimoli: luce, suoni, la forza di gravità richiedono come sappiamo molta energia quindi si stanca facilmente e dorme spesso.

Comincia a fare esperienza delle emozioni: piange se mamma si allontana, se papà entra con gli occhiali scuri, se vede lo zio con la barba nera, se si trova al buio, se sente un rumore forte. O ride se gli fai il solletico, se un carillion lo rilassa, e soprattutto risponde al linguaggio del corpo, della mamma, del papà, dei fratelli.

Per molti mesi questa fase è predominante, per cui tutto è un organizzare le emozioni. Piano piano comincia a farsi avanti la cognizione, la conoscenza. Se lanciare le cose lo diverte, impara che una palla la può lanciare, il bicchiere no. Se chiude il cassetto ma non toglie la mano si fa male. L’emozione del dolore si associa alla conoscenza di come si chiude un cassetto. Se mamma esce dalla stanza non scompare per sempre, non lo ha abbandonato e così via.

Poi si impara a relazionarsi con gli altri e a decidere, cosa gli piace, come esplorare. Con la volontà si struttura la persona, la personalità.

Per quanto questo ragionamento che ho appena fatto è molto scarno, semplice, minimo, essenziale, spero ci aiuti a capire quali sono le conseguenze quando nelle fasi cruciali dello sviluppo questa gerarchia non viene rispettata. Ci aiuti ad interpretare pianti, mancanza di reazioni, aggressività, senso di assenza.

Quindi qui si pone una domanda cruciale. Come aiutiamo un bambino autistico, dislessico, con problemi di attenzione, a crescere, magari guarire, rispettando la sequenza emotivo-cognitivo-volontà?
Dal momento che vogliamo insegnargli ad essere autonomo, come aiutiamo le emozioni, che poi gli servono a volere, a desiderare?

Non ho una risposta definitiva a riguardo, questo ambito esce dalla mia competenza, però la pedagogia ci ha insegnato tanto e ci ha fornito molti strumenti. E la mia piccola esperienza, mi suggerisce che se venissero applicati queste conoscenze avremmo moltissimi bambini e poi adulti riportati ad una vita migliore.

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